Strano, sono agitata (e parecchio) per domani ma forse la rassegnazione supera l'agitazione e allora mi sono messa a pensare a quando da piccola dicevo "Io non voglio tornare all'asilo, io voglio diventare grande così posso visitare gli animali!"...
Riflettevo sul fatto che quando si è "cuccioli d'uomo" tutte le stupidaggini sembrano ostacoli insuperabili e poi si cresce... quando si raggiunge però il massimo della saggezza? Quand'è che si raggiunge l'apice di grandezza degli ostacoli? E c'è quest'apice? O forse i problemi crescono in maniera proporzionale alla nostra età anagrafica? Forse l'ultima opzione è quella giusta, in fondo da neonati il problema più grande ci sembrava la ciuccia vuota o il pannolino pieno, da fanciulli il problema più grande era quello di convincere la mamma a comprare un giocattolo, da adolescenti il problema più grande riguarda i brufoli e le prime cotte... e così via fino ad arrivare alla vecchiaia inoltrata dove il problema più grande è arrivare al giorno dopo.
Per la prima volta, dopo quasi 22 anni, ho voglia di tonare a preoccuparmi della ciuccia e del pannolino, ho voglia di tornare indietro e non di andare avanti, ho voglia di non pensare a niente e a nessuno, ho voglia di spensieratezza, ho voglia di tornare bambina.
Non so il perchè e se ci sia un perchè, non mi interessa, so solo che sono tornata a casa e sono scesa dalla macchina incazzata come una iena. 







Vorrei solo saper scegliere ma non ne sono in grado... per la prima volta vorrei che qualcuno mi dicesse cosa devo fare, andare o restare?




















